L'indirizzo era via Bastioni, 17 a Salerno. Li' abitava mia nonna Lucia. Odiavo andarci. La casa era un basso: una grande stanza, da un lato una vecchia rete con materasso, la poltrona di finta pelle rossa lucida, il como' con la televisione e , dietro la poltrona, un vero e proprio altarino dedicato ai santi, Gesu' e ai morti. Al centro un busto di Gesu' di legno, ricoperto rigorosamente da cellofan, perche' la polvere non lo rovinasse. Piu' avanti le foto dei morti, tra cui quella del nonno Fortunato in posa da star di Hollywood, davanti una scalinata , con un vestito chiaro. Decisamente un bell'uomo. E poi, un santino in una bara di plastica e i lumini rossi a destra e a sinistra che creavano in quella sorta di caverna un'atmosfera misteriosa. Al centro della stanza, un grande tavolo, ricoperto da almeno due tovaglie plastificate. Le sedie di melamina, tutte scardate. Dietro il tavolo, un'altra piccola caverna destinanata a contenere le provviste in barattolo: melenzane sott'olio, peperoni arrostiti, bottiglie di pomodoro e banane da maturarsi. Il tutto rigorosamente nascosto da una tenda a rettangoli, ognuno dei quali conteneva un disegno diverso.
E dall'altro lato del tavolo, il lavandino, un tavolo di marmo per preparare il cibo, un fornellino a 3 fuochi e ancora un'altra tenda, che separava la stanza da un angolo stanzino, dove venivano conservati gli imbrogli: vecchie reti da pesca, biciclette, ombrelli, lo scaletto, e scarpe. Dallo stanzino si accedeva anche al bagno: tre o quattro scalini e vi si trovava il WC con un enorme lavandino ("lavaturo") di marmo a graniglia sopra il quale c'era una piccola finestra che dava sulla cucina. Non c'era acqua calda in quella casa. L'aria era sempre puzzolente di muffa. Tutto sempre sporco. E la nonna che cucinava sempre pesante, utilizzando una montagna di olio o addirittura sugna.
Fuori un cortile stretto e lungo, la cui pavimentazione era quasi fragile, visto che bastava una pallonata un po' piu' energica per lasciarvi un buco. La nonna andava in bestia. Diceva che sarebbero usciti i topi e che bisognava comprare subito "la giumenta" (il cemento) per otturare i buchi.
Non mi piaceva starci. La puzza permanente, lo sporco, l'umidita' e il freddo, lo rendevano un posto odioso. Ogni superfice era appicicosa. A terra era sempre sporco. La carta igienica era di quelle che ti portava via anche la pelle e non c'era nulla da fare, oltre che guardare la tv o giocare fuori per la strada. A me non piaceva giocare per strada...
Nonostante ciò, ricordo quando mi arrampicavo sul cancello del cortile e lo facevo aprire e chiudere, usando il peso del mio corpo. E così il cancello cigolava in continuazione, aprendosi e chiudendosi, avanti e indietro. Questo faceva andare in bestia il fantomatico maestro di musica che faceva lezioni al primo basso. Diceva che disturbavamo le sue lezioni. E poi usciva la nonna a dargli ragione.
Quindi toccava arrampicarmi sul muro del cortile e giocare lassù. In genere restavo là, seduta e basta, sentendomi quasi la padrona del mondo da quella altezza - a solo qualche metro più in alto.
Quando ci veniva proibito di giocare nel cortile, dovevamo spostarci "giù i scalini," ossia le scale direttamente di fronte il cancello. Un centinaio di scalini, divisi in varie piazzole. Lì giocavamo a pallone, cercando a tutti i costi, di non far cadere la palla giù per tutte le scale. Potevamo giocare solo alla prima piazzola. Non potevamo assolutamente andare all'ultima, perché lì ci andavano i drogati, come testimoniavano le varie siringhe abbandonate sui gradini. Bisognava fare bene attenzione.
Spesso le gradinate erano invase dai giovani della parrocchia, le cui porte si aprivano sulle varie piazzole. E così ci incantavamo a guardare come giocassero a ping-pong o suonassero la chitarra o quanto si divertissero. E non vedevo l'ora di essere grande come loro per acquistare la stessa indipendenza.
Saturday, November 24, 2012
Sunday, May 27, 2012
La mia nonna!
Nonna....e' da tempo che voglio scrivere, per ricordarti... Non posso piu' parlarti, non so come stai e che aspetto hai...se ancora ti ricordi di me e se mi riconosceresti...Ma io ti penso, sempre e tanto.
Ti ritrovo nelle mie preghiere, quando la mente mi riporta indietro alle sere trascorse a casa tua. Mi mettevi a letto, nella poltrona che si apriva e che aveva il materasso sottile come un'alice e il cuscino "i nuzzoli" di lana dentro. Ma non importava. La tua presenza, il tuo calore e la protezione che mi offrivi erano abbastanza per non farmi soffermare troppo sull'eventuale disagio fisico posto dal letto. E prima di chiudere gli occhi, mi venivi a baciare in fronte e insieme, dicevamo le preghiere. "Buona notte, Madoninna mia..." e il resto nememno me lo ricordo piu'.
Ti ritrovo quando, armata di stuzzicadenti, coltello e straccio, vado a pulire il grasso che si accumula ai bordi e nelle fessure della cucina. Quando decidevi che era da farsi, era un lavoro che durava un paio d'ore minimo Coltello in pugno, con lo straccio giallo appeso alla punta e via! su e giu' per le fessure. E poi la retina, lo scottex finche' non arrivavo anche io a dare il tocco finale : gli stuzzicadenti per le fessure piu' piccole - solo dopo questa elaborata operazione, poteva dirsi che la cucina era pulita!
Ti ritrovo quando friggo le zucchine (per farle alla scapece), quando taglio i peperoni con le forbici e li ripasso sul fuoco con capperi, olive e pane grattugiato -" cosi' sono piu' digeribili", dicevi tu.
Ti ritrovo quando mi alzo presto e , per le nove, il pranzo e' gia' pronto.
Ti ritrovo quando impasto gli gnocchi, le fettuccine, i cavatelli e ricordo la gioia della domenica, quando si veniva tutti a pranzo da te. E la solita domanda " Mangiamo nella stanza da pranzo o in cucina?" "No, stiamo in cucina. Ci stiamo stretti, ma e' piu' bello, tutti uniti!" Ma inevitabilente, macavano le sedie...e mi ricordo "lo scannetto" e la sedia pieghevole di legno per la spiaggia...si utilizzava di tutto, pur di stare insieme e di degustare le tue creazioni e bonta', "come Dio comanda"!
Ti ritrovo quando lego la busta della spazzatura e ricordo le consuete "strofette" tra te e il nonno. "Vuaglio', che dici? A munnezza e' chiena! 'A chiurimme?" e tu "E sini! tu e sta munezza! e' 'na malatia. Va la iette! e fa' 'mbressa".
Ti ritrovo negli occhiali da sole e la collana di perle... un fisso prima di uscire, anche se per fare solo la spesa. Il filo di rossetto allo specchio dell'entrata e le lunghe bussate al citofono per chiedere aiuto a portare su la spesa. "Vienimi 'ncontra", mi urlavi da giu' ed io mi precipitavo, per arrivare almeno, alla fine della prima rampa di scale e soccorrerti. Ma anche per afferrare la busta del pane fresco e mangiarne mezza pagnotta prima di arrivare su.
Ti ritrovo, nonna, nella pelle liscia di mia madre, tua figlia. Nei suoi sguardi e nei suoi gesti e mi domando se, un giorno, quegli sguardi e gesti diventeranno anche i miei!
Ti voglio un mondo di bene e ti ringrazio per avermi aiutata a diventare la persona che sono oggi!
Ti ritrovo nelle mie preghiere, quando la mente mi riporta indietro alle sere trascorse a casa tua. Mi mettevi a letto, nella poltrona che si apriva e che aveva il materasso sottile come un'alice e il cuscino "i nuzzoli" di lana dentro. Ma non importava. La tua presenza, il tuo calore e la protezione che mi offrivi erano abbastanza per non farmi soffermare troppo sull'eventuale disagio fisico posto dal letto. E prima di chiudere gli occhi, mi venivi a baciare in fronte e insieme, dicevamo le preghiere. "Buona notte, Madoninna mia..." e il resto nememno me lo ricordo piu'.
Ti ritrovo quando, armata di stuzzicadenti, coltello e straccio, vado a pulire il grasso che si accumula ai bordi e nelle fessure della cucina. Quando decidevi che era da farsi, era un lavoro che durava un paio d'ore minimo Coltello in pugno, con lo straccio giallo appeso alla punta e via! su e giu' per le fessure. E poi la retina, lo scottex finche' non arrivavo anche io a dare il tocco finale : gli stuzzicadenti per le fessure piu' piccole - solo dopo questa elaborata operazione, poteva dirsi che la cucina era pulita!
Ti ritrovo quando friggo le zucchine (per farle alla scapece), quando taglio i peperoni con le forbici e li ripasso sul fuoco con capperi, olive e pane grattugiato -" cosi' sono piu' digeribili", dicevi tu.
Ti ritrovo quando mi alzo presto e , per le nove, il pranzo e' gia' pronto.
Ti ritrovo quando impasto gli gnocchi, le fettuccine, i cavatelli e ricordo la gioia della domenica, quando si veniva tutti a pranzo da te. E la solita domanda " Mangiamo nella stanza da pranzo o in cucina?" "No, stiamo in cucina. Ci stiamo stretti, ma e' piu' bello, tutti uniti!" Ma inevitabilente, macavano le sedie...e mi ricordo "lo scannetto" e la sedia pieghevole di legno per la spiaggia...si utilizzava di tutto, pur di stare insieme e di degustare le tue creazioni e bonta', "come Dio comanda"!
Ti ritrovo quando lego la busta della spazzatura e ricordo le consuete "strofette" tra te e il nonno. "Vuaglio', che dici? A munnezza e' chiena! 'A chiurimme?" e tu "E sini! tu e sta munezza! e' 'na malatia. Va la iette! e fa' 'mbressa".
Ti ritrovo negli occhiali da sole e la collana di perle... un fisso prima di uscire, anche se per fare solo la spesa. Il filo di rossetto allo specchio dell'entrata e le lunghe bussate al citofono per chiedere aiuto a portare su la spesa. "Vienimi 'ncontra", mi urlavi da giu' ed io mi precipitavo, per arrivare almeno, alla fine della prima rampa di scale e soccorrerti. Ma anche per afferrare la busta del pane fresco e mangiarne mezza pagnotta prima di arrivare su.
Ti ritrovo, nonna, nella pelle liscia di mia madre, tua figlia. Nei suoi sguardi e nei suoi gesti e mi domando se, un giorno, quegli sguardi e gesti diventeranno anche i miei!
Ti voglio un mondo di bene e ti ringrazio per avermi aiutata a diventare la persona che sono oggi!
Monday, January 30, 2012
"You looked blue on Sunday, and I thought I would drop by an pay you a visit". The RS president of my ward had come to the house and pleasently surprised me with her warmth and love.
Living in the Boston area, you quickly get used to the fact that nobody pays you a visit unless it has been on the calendar for at least a month. You can imagine my bewilderment and joy when I heard the knock at the door in the early afternoon hours and recognized the warm smile of a lady I did not think was at all concerned about me. Unfortunately, my joy was soon to overcome by disappointment when later in our discussion, she was explaining the nature of the gift she had brought: a small notebook. "You can write in it your feelings of gratitude. That will help you get out of your dark mood. I have done it for my daughter. She is also eperiencing the blues ..."
"the blues??" I wondered what in the world she was talking about.. then I got it...depression. So I enquired more about her daughter, hoping to be able to get some insight into this new problem in my life. She said her daughter, a young brinde and mother of two, was feeling down. She was phisically exahusted, she felt her husband did not care for her as much, and that she looked at herself with pity...so shabby looking, tired, unhappy. To which the mother had replied " Well, what did you expect? you are a young bride, stay home mom, in the church... of course you ought to experience some depression...this is normal."
I had just changed primary care physician. This time I was sure I had chosen the right guy: highly recommended by our stake president and wife, intelligent, young smart doctor at MGH, LDS and bishop of a local ward. What more could I ask for?
At one of our first meetings, as I had just patiently described my symptoms for the 100th time,and as he was trying to make sense of them, he explained the following: "well, Carmen, you know that Utah is one of the states with the highest depression rate. They attribute it to the lack of caffeine and alchool consumption. So you know, as members of the church, we are prone to get depressed. You are a stay home mom, you don't drink, you don't smoke or use recreational drugs...of course, you may be experiencing depression..."
This was the beginning of my voyage into depression...
Now...a year plus later...I am on medication, have taken on a volunteer job at the temple, once a week, I have invested in a gym membership (I try to go 3 times a week), I teach an Italian class once a week, I volunteer at m y children's schools every time I possibly can, I make dinners for needy families in the ward, I have a calling teaching Primary everyweek....I still have pain...I still experience mood swings, and my periods hurt like crazy...
Should I start drinking coffee and using marjiuana?
Wednesday, February 2, 2011
The Coat
"I like your coat!" she suddenly exclaimed, after paying her bill at the doctor's office.
I was in line behind her, or actually to the side. I had to lean against the glass wall that separated us from the secretary because my body was frail and ailing after the last laparoscopic surgery. I could hardly keep my eys open and I just wanted to sit or lay down. Why was I there, anyway, if I had just come out of another infernal surgery? Because the superstitious side of me did not want to give up an acupuncture session, in case it was working, and breaking the cycle would mean having to start all over again. Anyway, "I like your coat"! That exclamation woke me up and suddenly brought me back to the word of the living. What was it supposed to mean? My coat? My bright ,pink, long parka? "I like it too" - I wanted to say - but instead I just replied with an "I like yours! It's longer and warmer - same color. Yes, I like it!"
I took a closer look at her. She had just paid a receipt to go see Dr. Bailey, one of the doctors that I also see. The pain doctor, to be specific. I started wondering...she must be in pain, I thought. I wonder what phase of pain she is in. Her face is still chubby, no make up, but uniform color throughout. She must be at the beginning of her journey or she would have dark circles under her eyes, wild hair, abundant make-up to conceal her tiredness and frustration, and bushy eybrows like mine.
Instead, she still looked relatively relaxed - although slow in her motions.
It's my turn to pay the $70.00 for acupuncture. But the bright, long, pink parka and the woman keeping warm under it do not leave my mind. They come back and haunt me late at night, when I can't fall asleep. We have more than a long and pink parka in common. We are two frail individuals dealing with pain. I wonder what type of pain she has. Has she been suffering long? Was she there for something easy to resolve or was she a "no hope" case like mine? Was she trying to reach out to me? Did she need a friend? Someone who would understand her pain? I know I do.
I wonder...maybe I will see her again. I shall make the effort to reach out.
Saturday, December 11, 2010
La mia ultima lettera a papa'.
Caro Papa',
da quando ci hai lasciati, la mia vita e' letteralmente andata a rotoli. Ma questo gia' lo sai. Non e' per questo che scrivo.
La tua assenza ha scavato un solco nel mio animo, piu' grande di quello che avrei mai potuto anticipare.
Eppure, tante volte ti ho odiato e ho desiderato di non vederti mai piu', per tutte i momenti terribili che ho vissuto in tua presenza. Quello che mi faceva piu' male erano i tuoi modi, le tue maniere di gestire e dominare me, Fortu e Luca e mamma. Quando ti arrabbiavi, quando esigevi certi comportamenti, quando ci picchiavi perche' non ti lasciavamo dormire il pomeriggio, quando le tue frustrazioni prendevanoil sopravvento su di te, diventava difficile capire che ci volevi bene - se ce ne volevi in quei momenti. Spesso, ho pensato che, come figli, eravamo solo un intralcio alla tua vita, alla tua liberta'. La maggior parte delle volte, era evidente che volevi liberarti di noi. Ci lasciavi dai nonni, anche dai tuoi fratelli. La scusa? per lavorare...la verita? Chissa? lo sai solo tu. Ma quando a casa facevi storie con mamma, quando comaprivano giornaletti pornografici, quando la picchiavi, era evidente che c'era qualcosa di seriamente sbagliato nella tua vita.
Era per questo che ho sempre cercato di evitarti. La paura delle tue reazioni e del vero te, era piu' forte di ogni cosa e prefervo starti lontano anzicche' cercare il tuo amore.
Non mi e' mai piaciuto come trattavi mamma. Te ne prendevi gioco, la usavi e la maltrattavi. Come pensi che un figlio poteva sentirsi di fronte a questo spettacolo? Tu non mi hai mai offerto la protezione di cui, non solo io, avevo bisogno, ma solo il terrore, la paura di sbagliare e di rovinare tutto. Non mi hai mai permesso di essere me stessa, di capire chi sono. I miei sogni non esistevano, esistevano soltanto i tuoi per me e per te. L'ironia e' che io ho iniziato a credere nei tuoi sogni - ma sempre per paura, paura di deluderti e sbagliare e scatenare altre tue reazioni violente. Ho lavorato per realizzare quei sogni e quando, finalmente, potevamo iniziare ad essere una famiglia vera - con amore e tutti vicini- tu ti sei tirato indietro e sei addirittura evaso da questa vita. Ci hai lasciati all'improvviso e con tanta tragicita'.
Adesso io continuo ad essere la tua vittima. Lo shock della tua scomparsa mi ha distrutta dentro e fuori. Ho perso la testa, ho perso controllo del mio corpo. Sto perdendo la mia famiglia, i miei figli ed un marito fantastico, e sto distruggendo mia madre. Tutto perche' tu hai creato uno stato di confusione dentro di me dall'inizio della mia vita. Io non so piu' chi sono e a cosa servo. Ci avevi sempre pensato tu a definirmi. Ora te ne sei andato , ma continui a tormentarmi nei miei pensieri piu' cupi.
Vorrei che una volta per tutte, mi lasciassi in pace. O anzi, che mi aiutassi ad uscire da questo dramma che sto vivendo ogni giorno. So che puoi intervenire - lo sento - ed e' l'ultima cosa che ti chiedo.
Io ho fatto tanto per te, padre caro. Anche tu hai fatto tanto per me, lo so. Il fatto e' che seppure lo hai fatto, io non ne ho molta memoria. Ho solo brutti ricordi di te. Vorrei cancellarli tutti. Ma non so ancora come.
Vorrei trovare il modo di conciliare quello che eri nella tua violenza e rabbia con quello che riuscivi ad essere nella tua generosita' e premura, con gli altri, con i miei bambini, con Mark e anche con me in eta' adulta.
Mi dispiace confessare che ho desiderato la tua morte, perche' non ne potevo piu'. Ma quando e' davvero successo, ho perso te e anche me stessa. Ora non so piu' chi sono e non so come uscire dal vortice in cui sono sprofondata.
Parte di me desidera la stessa morte che io ho desiderato per te. E' il mio modo di scappare via, perche', come te, non so combattere e non ho uno spirito ottimista.
In chiusura, non so se ti odio o ti voglio bene. Mi dispiace essere cosi cruda. Spero che potrai perdonarmi per questi miei sentimenti.
Tua Carmen
Tuesday, November 16, 2010
What I Understood today
"Caretaking" is the word of the day.
Caretaking takes place when we anticipate other people's needs in fear of a possible reaction they might have. Caretaking is different from compassion. Caretaking is actually a selfish act that we do to avoid situations that might arise otherwise. Compassion is feeling sorry for someone without the presumption of wanting to solve their problems for them or taking away their feelings of sorrow from them.
I learned that I need to stop feeling responsible for what others might be going through in their life and that I need to trust their ability to cope with life and whatever feelings they are going through.
I have done this all my life in regards to my parents but also in with anyone else. I have always felt responsible. Apparently, it was the child in me.
Now, as an adult, I need to learn how to let go and trust in people's ability to deal with their lives on their own.
I have also learned that with my children, I need to allow them to experience sadness and unhappiness when they come. I should not repress and deny their feelings. Instead I should hug them, and let them know that I am there with them - ready to help.
As I was growing up, feelings, good and bad ones, were not allowed. It was always about being quiet, performing in the right way, and working hard.
I wish I could be reborn and start all over again.
Tuesday, November 9, 2010
Riflessioni su mio padre
When we expose our children to our anger and frustration, what we really communicate to them is that they are responsible for our anger, while, in reality, we are the only ones who can control and dissipate our feelings of frustration. From the child's perspective, he gets the illusion that he can "control" his parent's anger by suppressing certain behaviors and promoting others that will instead (or so he thinks) please the parent. The truth is that this is only an illusion. The child has no power. The parent does and the child will never win against such type of parent.
Which explains why no matter how hard I tried to "please" my father, in reality he always had his agenda and what he did and thought was never affected by my good actions and good will, even in my adulthood.
Subscribe to:
Posts (Atom)