Sunday, April 13, 2014

RISPETTO: AUTORITÀ O MERITO?

Le ultime dodici ore sono trascorse in balia delle onde. Ancora una volta, il maremoto che Mark provoca quando è a casa, tra noi, ha attaccato i nostri spazi, insabbiando i nostri sentimenti, punti di vista, aspettative e programmi.

Ho trascorso quasi tutta la settimana a prendermi cura di Eleni - malata da martedi con febbre, letargia, stanchezza. Solo una mamma o un padre che cresce i figli puo' capire la spossatezza che deriva da queste situazioni,   quando devi trasformarti in crocerossina da campo, 24 ore su 24. Basta dire che venerdi, avro' trascorso circa venti minuti a pulire ogni angolo della bocca di Eleni, perchè anche lì la piccola era incapace di funzionare. Per non parlare di tutti i tentativi inutili di prepararle cibo, per, poi, sentirsi dire "Non ho piu' fame" o " Non ce la faccio a mangiare tutto" e "Mi viene da vomitare, non mangio piu".

Avevo sperato che entro sabato si sarebbe ripresa ed ero rimasta, quindi, contenta dell'invito ad una festa internazionale nel rione spagnolo a Cambridge. "Sara' bello prendersi una pausa dal dover cucinare un altro pasto " - avevo pensato , ingenuamente...

Ovviamente, Eleni, nonostante un onorabile tentativo di ripresa, non ce l'ha fatta a sentirsi meglio. Ha provato ad andare alla festa di compleanno della sua amica Diana, ma poi, al ritorno a casa, e' letteralmente crollata.

Pensando di fare il giusto, democraticamente parlando, ho riunito i miei, mia madre inclusa, spiegando che Eleni stava ancora male. Non avevo cucinato, pensando di andare a quella festa, e adesso rimaneva il problema di come gestire la cena: cosa volevano fare? Il capofamiglia ha prima proposto di andare a prendere qualcosa. Quando abbiamo proposto burritos - per risparmiare e per accontentare i palati più o meno di tutti, senza dover rinunciare all'esperienza, visto che lui era partito dall'indiano / tailandese, - lui ha fatto marcia indietro e ha proposto di cucinare. Ammetto di avere obiettato subito: avevo passato la mattinata a ripulire la cucina - non mi andava proprio di rimettere tutto a soqquadro... E dopo di me, hanno obiettato anche Simon e Luca - soprattutto Luca - che poi, si è subito relativamente calmato, dandosi alla TV.

Ovviamente, lo chef d'eccezione, non poteva offrire i suoi servizi al 100% ed ha voluto - esigendola - subito la collaborazione dei ragazzi. Apriti cielo... mentre Simon, riesce a mettere una pietra sopra e a sopportare gli exploits paterni - Luca non ce la fa. E così, ne e' nata una scenata estrema. Una scena che non avrei mai sognato di vedere tra i miei figli e il "gentiluomo" che mio marito professa di essere. Ho avuto il netto sentore che stava per uscirne fuori una tragedia. Sono, quindi, corsa, cercando di calmare la situazione, e siamo tutti diventati un ingarbuglio di carne che cercava di dividersi e trattenersi a vicenda, dimenandosi tra braccia, piedi, mani e urla a squarciagola. Chi ci ha sentiti avra' certamente avuto paura.

La scena piu' ridicola è stata vedere Mark trascinare fuori il garage il materasso, denudato di lenzuola e coperte, di Luca per torglierli il privilegio di dormire sul letto.

Sono riuscita a portare Luca giù e a farlo calmare. Abbiamo parlato. Ho spiegato e ho anche difeso il padre - anche se, pero', non approvo affatto i suoi metodi poco sofisticati e alquanto primitivi. La sua idea è che, come padre, merita di essere rispettato, in quanto padre e capofamiglia. Rispettato significa ubbidito, instantaneamente e senza poter esprimere un'opinione divergente. 

I nostri figli sono diventati cio' che gli abbiamo insegnato: tante volte gli abbiamo spiegato che quando non sono d'accordo su certe cose, quando hanno opinioni diverse, basta esprimersi e negoziare. Ora che lo fanno, Mark se ne esce con la storia del capofamiglia, la cui autorita' deve essere rispettata. E cosi' siamo passati da una possibile democrazia ad una dittatura.

Ho trascorso la notte senza chiudere occhio, ovviamente, pensando a questo concetto del rispetto - il tutto mentre lui dormiva sogni tranquilli - come se nulla fosse mai successo. E ancora una volta, mentre le nostre vite erano state scosse da un ennesimo suo sopruso, la sua continuava beata - evidentemente contento di avere affermato ancora una volta la sua autorita'.

Mi sono domandata cosa significa per me essere rispettata come madre e sono giunta alla conclusione che se i miei figli mi rispettano soltanto perche' li ho messi al mondo, allora quel rispetto - seppur forse dovuto, non e' meritato. Essere madre, o più in generale essere genitore, va al di là del mettere al mondo qualcuno, soprattutto se quel qualcuno è stato generato nell'amore e con amore. Genitore, madre e padre, si diventa, applicandosi con tutto se stessi per raggiungere uno stato di simbiosi, dialogo, amore e rispetto reciproco con il proprio figlio. Quando torno a casa, spero che i miei figli non alzino gli occhi al cielo, pensando "Eccola... facciamoci la croce... "  Vorrei, invece, che la loro reazione fosse una di gioia: " È arrivata la mamma! Corro subito ad abbracciarla perche' le voglio un mondo di bene". 

Vorrei che il mio esempio e condotta di vita, aiutassero i  miei figli a voler diventare ogni giorno persone migliori - ma non perche' lo richiede la mia autorita' -  ma semplicemente perche' i miei figli possono leggere chi sono davvero e perche' posso essere fonte di ispirazione. Cerco di aprirmi con loro e renderli partecipi dei miei piccoli momenti di vita, cosi' come cerco di fare aprire loro con me, di ascoltare ed essere disponibile  e presente. Li vado a prendere a scuola, anche quando non ce ne sarebbe bisogno, li abbraccio in continuazione, e dico loro che gli voglio bene. Gli preparo dei dolci a sorpresa. Li aiuto con i compiti. Mi interesso alla loro vita sociale, ai loro sentimenti, al loro tutto. Non e' sempre comodo o ideale, ma ci provo con tutta me stessa. E' complicatissimo dover gestire i loro bisogni fisici, psicologici e sentimentali. Non so se faccio bene, ma me lo auguro.

Quindi cosa vale di piu', il rispetto dovuto o quello meritato?

Anche io come tanti, ho detto, alla stessa eta', dei miei genitori: "Che piaga - non li sopporto". In realta', quasi li odiavo, ma non volevo odiarli. Volevo essere felice con loro, presa in considerazione, ascoltata e amata. Li ho sempre rispettati - solo perche' erano i miei genitori, ma non avrei scelto di rispettarli, se non fossi stata la figlia. E oggi, come adulta, vorrei avere dei ricordi sereni con loro, ma non ne ho.
Sono convinta che i figli possono amare i genitori durante la crescita adolescenziale - se solo i genitori danno spazio ai propri figli per spiegarsi e per renderli partecipi delle problematiche quotidiane.

Oggi ho chiesto a Simon se mi vuole bene. Mi ha risposto di si. Al che, gli ho chiesto se mi vuole bene perchè' sono sua madre. E lui: "No, I love you because you are a good person."

Spero che sia sincero!

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